Licenziamento e sentenza di patteggiamento

I fatti accertati nella sentenza di patteggiamento giustificano il licenziamento per giusta causa?

La risposta è affermativa. La Corte di Cassazione, sez. lavoro, con la sentenza del 29 marzo 2017, n. 813 ha ribadito il principio di diritto per cui è possibile  licenziare il lavoratore per giusta causa per fatti accertati nella sentenza di patteggiamento (conformemente cfr. Cass. 09/12/2015, n. 24828; Cass. 11/05/2016, n. 9624; Cass. 19/09/2016, n. 18324). In effetti, il patteggiamento si fonda sull’ammissione di colpevolezza dell’imputato. Pertanto, il giudice  non è tenuto a verificare se i fatti indicati nella relativa sentenza siano accaduti e se siano imputabili al soggetto che ha patteggiato. In breve, l’accertamento risultante dalla sentenza di patteggiamento vale anche al di fuori del processo penale. Addirittura, per la Corte di Cassazione (sent. n. 2168/2013) la sentenza di patteggiamento può perfino costituire l’unica fonte del convincimento del giudice.

Sono isolate le sentenze con cui si è negata la rilevanza del patteggiamento per il rapporto lavorativo, ritenendo che la relativa sentenza non è propriamente una sentenza di condanna e non ha efficacia nei giudizi civili (Cass. 02/04/1996, n. 303) o che l’ammissione di responsabilità all’interno alla base del patteggiamento non costituisce prova ed è perciò inutilizzabile in sede civile (Cass. 16/04/2003, n. 6047).

Infine, vale la pena di ricordare che il licenziamento è ammesso anche in relazione a comportamenti estranei al rapporto di lavoro: la gravità della condotta illecita e la sua incidenza sul vincolo fiduciario devono essere valutate in relazione alla natura dell’attività svolta e della prestazione lavorativa.