Costituisce reato cui art. 629 c.p. la minaccia dell’amante di rivelare la relazione extraconiugale

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione, sez. II penale, con la sentenza 11 marzo 2020 n. 9750, con la quale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna contro la decisione della Corte d’Appello di Bologna che l’aveva condannata per il reato di estorsione.

La donna, secondo il capo d’imputazione, aveva minacciato l’amante di rivelare la relazione extraconiugale alla moglie, facendosi consegnare, in cambio del silenzio, dapprima la somma di euro 1.000 e poi quella di euro 5.000.

Per la difesa dell’imputata, la donna nona aveva la minima idea dell’illegittimità del suo comportamento, di guisa che, quello che era venuto a mancare per il compimento della fattispecie criminosa, era proprio l’elemento psicologico.

Inoltre, sosteneva la difesa, il denaro richiesto all’uomo scaturiva dalla dolorosa interruzione di gravidanza avvenuta durante la relazione tra i due amanti; quindi, esso rappresentava una sorta di “risarcimento” per il dolore subito.

Queste censure, però, non hanno convinto gli Ermellini, i quali, oltre a rilevare la genericità dei motivi avanzati dalla difesa, hanno ritenuto che il fatto oggetto di ricorso era già stato valutato nei precedenti gradi di giudizio, specificando altresì che la donna non avesse alcun diritto tutelato dall’ordinamento di avanzare una pretesa economica a fronte dell’avvenuta interruzione della gravidanza.

Per tali ragioni, la Corte ha rigettato il ricorso e condannato la ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali ma anche di una somma a favore della cassa delle ammende, ravvisando profili di colpa nella determinazione delle cause di inammissibilità.