Danno da vacanza rovinata

Pacchetto all-inclusive: l’agenzia di viaggi non risponde dei danni del tour operator.

Nell’ambito del contratto di viaggio con pacchetto turistico “tutto compreso”, non è ascrivibile alcun tipo di inadempimento all’agenzia di viaggi, in quanto la stessa riveste il ruolo di intermediario e non di organizzatore, figura questa ricoperta dal tour operator.
Il Tribunale di Roma è stato chiamato a pronunciarsi sulla seguente questione: un consumatore ha acquistato un pacchetto turistico “tutto compreso”, che si è poi rivelato non conforme rispetto ai servizi offerti.
Il contratto di pacchetto turistico, considerato un contratto di massa per la sua diffusione orizzontale e verticale, ha ad oggetto viaggi, vacanze, crociere turistiche e circuiti secondo la formula “tutto compreso”, di durata superiore alle ventiquattro ore ovvero comprendenti almeno una notte; per potersi definire tale, il pacchetto tutto compreso deve risultare dalla combinazione, realizzata da chiunque ed in qualunque modo, di almeno due tra i seguenti elementi:

trasporto, alloggio, servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio, che costituiscano, per la soddisfazione delle esigenze ricreative del turista, parte significativa del pacchetto.
Il Legislatore ha inteso tutelare in maniera significativa il turista, quale contraente debole, che ha diritto a vedere soddisfatte le proprie esigenze ricreative, data la particolarità del rapporto obbligatorio nascente dal contratto.
Il contratto deve contenere tutte le informazioni necessarie sul servizio acquistato, fornite in maniera chiara e precisa; in particolare, ove il pacchetto includa la sistemazione in albergo, deve specificare l’ubicazione, ma soprattutto la categoria turistica ed il livello.
La causa concreta di questo tipo di contratto è rappresentata dalla finalità turistica: pertanto, lo scopo di piacere non è solo un desiderio del viaggiatore, ma incide sull’elemento causale in maniera rilevante, con la conseguenza che l’impossibilità per il consumatore di godere della prestazione richiesta è da considerarsi come causa di estinzione dell’obbligazione, autonoma e distinta dall’impossibilità sopravvenuta di cui agli artt. 1463 e ss. c.c.
Premesso ciò, il tour operator e l’intermediario sono due figure completamente differenti.

L’intermediario, come da definizione normativa, è il soggetto che -anche non professionalmente e senza scopo di lucro- vende, o si obbliga a procurare a terzi, pacchetti turistici realizzati ai sensi dell’art. 34 verso un corrispettivo forfettario ovvero singoli servizi turistici disaggregati.
Il rapporto tra il turista ed il tour operator, nella sua qualità di organizzatore, deriva proprio dal contratto che hanno concluso attraverso l’intermediario, che è un contratto di mandato con rappresentanza.

In particolare, in questo tipo di contratto si evidenziano tre differenti rapporti di mandato:

  • un rapporto tra organizzatore ed intermediario (es. agenzia di viaggi), in virtù del quale l’agente immette sul mercato i servizi offerti dal tour operator;
  • un secondo rapporto tra viaggiatore ed intermediario, in base al quale quest’ultimo raccoglie le prenotazioni dei viaggiatori
  • un terzo rapporto tra organizzatore e viaggiatore, che deriva dal contratto concluso tra le parti proprio tramite il rapporto di mandato con l’intermediario.

È pacifico che l’attività dell’intermediario sia di natura professionale; pertanto, la diligenza non può che essere media nell’adempimento dell’obbligazione cui lo stesso è tenuto, ai sensi dell’art. 1176 c.c. Quindi, l’intermediario è colui che agisce nella qualità di mandatario tenuto a stipulare un contratto di viaggio e compiere atti giuridici in nome e per conto del turista. Da qui lo stesso è responsabile per l’inadempimento delle obbligazioni nascenti dal precitato contratto di mandato.
L’agenzia, invece, è un soggetto che opera professionalmente nel settore turistico, ed ha quindi l’onere di adempiere il proprio compito disponendo di mezzi e competenze adeguati all’attività svolta.

Il turista è da considerarsi il contraente debole, il quale ha diritto a tutte le informazioni inerenti le diverse condizioni contrattuali, ma al contempo ha l’onere di denunciare in maniera tempestiva, ovvero entro 10 giorni lavorativi dalla data di rientro presso la località di partenza, l’inesatto adempimento; per la Corte di Cassazione (sentenza n. 297/2011) non vi è un termine di decadenza per il risarcimento, a condizione però che la contestazione avvenga entro il termine prescrizionale di un anno dal rientro dal viaggio (per danni diversi a quelli alla persona) e di tre anni (per danni alla persona), con la precisazione che se l’inadempimento attiene il servizio di trasporto il termine di prescrizione è di 18 o 12 mesi nel caso in cui si tratti rispettivamente di danni alla persona o cose in virtù del principio generale dell’art. 2051 c.c.
Premesso ciò, il caso sottoposto al Tribunale di Roma è avvenuto nel 2010, a cavallo tra l’abrogazione delle norme sul contratto turistico contenute all’interno del Codice del Consumo e la successiva emanazione da parte del Legislatore del Codice del Turismo, avvenuta con decreto legislativo del 23 maggio 2011 n. 79.
Il Tribunale adito, dopo una condivisibile disamina sulle differenti figure dell’intermediario di viaggio e del tour operator, ha affermato: “Nel contratto di intermediazione di viaggio è da ravvisare un mandato conferito dal viaggiatore all’agenzia di viaggio (Cass. n. 696/2010; Cass. n. 21388/09; Cass. n. 16868/02); ne discende che, la responsabilità dell’intermediario è limitata all’adempimento del mandato ricevuto dal consumatore, non rispondendo egli delle obbligazioni nascenti dall’organizzazione del viaggio che invece competono al tour operator”.
Tribunale di Roma, sentenza 20 gennaio 2017

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI

Conformi:
Cass. civ. n. 696/2010

Cass. civ.n. 21388/09

Cass. civ. n. 16868/02
Difformi:
Non si rinvengono precedenti