Cassazione: se il condomino cade, è responsabile l’Amministratore che non cura la manutenzione delle parti comuni

Può capitare che qualcuno cada nelle aree condominiali, a causa di una cattiva manutenzione delle stesse, procurandosi magari delle ferite; in questo caso, può essere ritenuto responsabile l’amministratore che non abbia provveduto alla cura delle parti comuni? A questa domanda la Cassazione risponde in modo affermativo.

Con la recente sentenza n. 49952/2018, la Suprema Corte – decidendo sul caso di un condomino che era caduto sulla grata di aerazione antistante il portone di ingresso, da tempo traballante – ha infatti affermato che, da un punto di vista civilistico, l’art. 1130 C.c. attribuisce all’amministratore l’obbligo di provvedere alla manutenzione e alla conservazione delle parti comuni, in quanto custode (es. scale, androne, etc).

Più in generale, l’art. 2051 C.c. attribuisce al custode una responsabilità “oggettiva” – che prescinde dalla colpa o dal dolo – per tutti i danni causati a terzi dalla “cosa” in custodia; questa responsabilità può essere evitata dall’amministratore solo se dimostra che la caduta è avvenuta per caso fortuito (ossia per un evento imprevedibile ed inevitabile, oppure per mera distrazione del danneggiato, che poteva facilmente accorgersi del pericolo).

Per avere il risarcimento, il condomino infortunato dovrà quindi instaurare una causa civile provando l’entità dei danni subiti e dimostrando che l’insidia non era nota né facilmente individuabile e di essere caduto a causa della stessa (e non per altri motivi).

La Cassazione, inoltre, non esclude che, in un caso simile, possa ravvisarsi anche una responsabilità penale in capo all’amministratore, nello specifico, per il reato di lesioni colpose.