Obbligo di preavviso anche in caso di risoluzione del rapporto per raggiungimento dell’età pensionabile

Nel lavoro privato, in caso di pensionamento per il raggiungimento dei requisiti, il rapporto di lavoro non si interrompe automaticamente – a differenza di quanto accade, invece, nel settore pubblico; per risolvere legittimamente il rapporto, il datore di lavoro deve porre in essere una valida comunicazione formale, con conseguente obbligo del preavviso.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 521 dello scorso 11 gennaio 2019, decidendo sul caso di un ex lavoratore – all’epoca sessantacinquenne – che era stato licenziato in quanto aveva raggiunto l’età pensionabile, senza tuttavia ricevere né il preavviso né la corrispondente indennità sostitutiva.

L’azienda ricorrente, dal canto suo, sosteneva che il rapporto rientrasse nell’area della libera recedibilità (c.d. recesso “ad nutum”) senza ulteriori formalità, fermo soltanto l’obbligo della forma scritta.

La Suprema Corte ha però ritenuto infondato il ricorso, respingendo la tesi dell’azienda e affermando che il compimento dell’età pensionabile o il raggiungimento dei requisiti per la effettiva attribuzione del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia, determinano sì la recedibilità ad nutum del datore, ma non comportano l’automatica estinzione del rapporto stesso; pertanto, in assenza di un valido atto risolutivo, il rapporto prosegue con diritto del dipendente di percepire anche le successive retribuzioni.

Ne consegue – proseguono gli Ermellini – che, anche in questo particolare caso, al datore è comunque imposto l’obbligo del preavviso, oltre ovviamente alla forma scritta.