Pensioni, somme corrisposte per sbaglio dall’Inps, quando non vanno corrisposte? Suprema Corte di Cassazione Sez. Lavoro Sentenza n. 482/2017 dell’11/01/2017

I Giudici di Piazza Cavour, esaminando un caso tra i tanti in cui l’INPS richiedeva indietro i soldi pagati in più ai pensionati, hanno stabilito che “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato“.

Una sentenza molto interessante, specie se si considera che sono tanti i procedimenti pendenti che vertono sullo stesso oggetto.

Con questa decisione, dunque, si chiarisce, una volta per tutte, che l’Ente erogatore può sempre rettificare gli errori (ove ve ne siano) ma non lo si autorizza a recuperare le somme già versate.

In altre parole, se la pensione accreditata è più alta di quanto dovrebbe e l’errore si deve all’Inps, a pagare non può essere il pensionato, se quest’ultimo non ha agito con dolo.

In materia di previdenza ed assistenza obbligatoria, pertanto,  la ripetizione dell’indebito è ammessa nei soli casi di non addebitabilità al percepiente dell’erogazione non dovuta, per come disposto dall’art. 52 L. 88/89; pertanto, l’omessa od incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta, che non siano già conosciuti dall’ente competente, consente la ripetibilità delle somme indebitamente percepite.

 

Accade spesso, però, ai pensionati e a chi spetta assegni di disoccupazione o di invalidità e altro vedersi recapitare dall’Inps comunicazioni relative alla restituzione di somme erogate ma ritenuti successivamente, per vari motivi, non dovuti.

Nella maggior parte dei casi, le pretese dell’Istituto previdenziale si fondano su motivi reddituali, cosicché può succedere che, a distanza di molti anni e successivamente all’erogazione dell’indennità, l’Inps verifica che il reddito è maggiore di quello indicato dalla legge e chiede la ripetizione di quanto corrisposto.

I pagamenti erogati ma non dovuti riguardano, fondamentalmente:

prestazioni prive dei necessari requisiti;

prestazioni incumulabili o incompatibili con altre prestazioni;

prestazioni non dovute per limiti reddituali;

prestazioni incumulabili con redditi da lavoro;

prestazione erogate dopo il decesso del pensionato;

altro.

E’ bene ricordare che l’Inps procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza.

Dunque la norma esaminata, subordina la irripetibilità a due condizioni essenziali:

1) che il pagamento sia avvenuto sulla base di un provvedimento definitivo;

2) la mancanza di dolo dell’interessato;

La legge, inoltre stabilisce il termine di decadenza di un anno per intraprendere l’azione di recupero. Il termine decorre dall’effettiva conoscenza o dalla concreta possibilità di conoscenza degli elementi necessari alle operazioni di recupero.

Quindi nei casi in cui l’indebito consegua alla omessa o incompleta segnalazione, da parte dell’interessato, di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione, che non siano già a conoscenza dell’Istituto, L’INPS procede al recupero delle somme indebitamente percepite, senza alcuna limitazione temporale, in quanto la omissione viene in sostanza equiparata dal legislatore al dolo, il che ne consente in ogni caso la recuperabilità.

Ed infatti, i termini di prescrizione decennali del credito decorrono, qualora l’indebito sia da ricollegare a situazioni che devono essere comunicate dal pensionato, dalla data della comunicazione stessa.

Vengono ricompresi nel comportamento doloso – oltre ai casi di attività illecita dell’interessato, come tali rilevanti anche in sede penale con conseguente obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria – anche l’indicazione di dati incompleti o l’omissione di denuncia di circostanze incidenti sul diritto o sulla misura della prestazione, purché l’omissione non riguardi atti o fatti già noti all’Istituto.

Il dolo va escluso nei casi in cui l’indebita erogazione sia dovuta ad errore dell’Istituto.

E’ interessante, a questo punto, capire, con quali modalità  l’Ente proceda al recupero delle somme.

Innanzitutto, attraverso la compensazione e, in proposito, è bene sapere che, non possono essere oggetto di compensazione i crediti dovuti all’interessato a titolo di assegni al nucleo familiare, pensione o assegno sociale e i trattamenti di invalidità civile se non per somme erogate per titolo di prestazione identico a quello per il quale deve essere operata la compensazione.

Recupero mediante trattenute sulle prestazioni pensionistiche, ma devono, comunque, essere rispettati i seguenti limiti: l’ammontare delle trattenute sulle prestazioni pensionistiche deve essere limitato ad un quinto dell’importo della prestazione medesima; il recupero sulle prestazioni pensionistiche deve far salvo in ogni caso l’importo corrispondente al trattamento minimo; le somme da recuperare non possono essere gravate da interessi salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato; nel caso in cui il debitore sia titolare di più trattamenti pensionistici la trattenuta di un quinto deve essere operata su ciascun trattamento, fermo restando il limite del trattamento minimo, che deve essere salvaguardato sul totale delle prestazioni.

In sintesi:

l’Inps – in via generale –  ha 10 anni di tempo per poter richiedere al cittadino la restituzione di somme indebitamente percepite. Fa eccezione al regime di prescrizione decennale solo la richiesta contributiva per cui l’Inps ha cinque anni di tempo per poter richiedere il pagamento di contributi non versati.

Altra cosa, sono, invece, le richieste di restituzione per indebiti reddituali.

La normativa attuale prevede che l’Inps paghi le prestazioni per l’anno in corso e l’anno seguente provveda a richiedere i dati reddituali e sulla base di tali dati comunicati, l’Inps procede ad un conguaglio.

Sovente però capita che l’Inps, dopo tale comunicazione, provvede a chiedere somme erogate.

Dunque, per evitare che tali richieste di restituzione pervengano dopo un numero di anni spropositati l’art. 13 della legge 412 del 1991 ha previsto che l’Inps, salvo il dolo del percipiente, ha un anno di tempo dalla comunicazione dei dati reddituali per poter richiedere indietro le somme indebitamente percepite.

Concludendo, in presenza delle condizioni sopra evidenziate nessuna azione di recupero può essere operata dall’Istituto vigendo il principio generale di non ripetibilità delle somme in mancanza di dolo dell’assicurato, e, anche quando dovesse accertarsi la legittimità dell’azione di recupero dell’INPS, si può eccepire eventualmente l’intervenuta prescrizione del diritto al recupero delle somme, operando in tali casi la prescrizione decennale.

Cosa deve fare il cittadino quando riceve una richiesta di rimborso?

Occorre innanzi tutto rivolgersi ad un avvocato previdenzialista di modo che possa valutare la possibilità o meno di contestare una richiesta di indebito. A questo punto vanno considerati alcuni punti importanti da tenere in considerazione.