Nel furto, quando l’agente approfitta della distrazione del derubato, è configurabile la destrezza?

Con ordinanza della Quarta Sezione Penale del 21.12.2016, pubblicata il 17.02.2017, tale questione è stata rimessa alle Sezioni Unite.

E’ stato, infatti, evidenziato il contrasto giurisprudenziale in merito alla ritenuta aggravante della destrezza.

In particolare, secondo un primo orientamento, sussiste l’aggravante della destrezza quando l’agente approfitti di una qualunque situazione soggettiva ed oggettiva, favorevole ad eludere la normale vigilanza dell’uomo medio, ovvero nel caso in cui l’agente approfitti di una frazione di tempo in cui la parte offesa ha momentaneamente sospeso la vigilanza sul bene, in quanto impegnata a curare altre attività. Non è quindi, richiesto, l’uso di una eccezionale abilità.

Un diverso orientamento, invece, sostiene che affinché l’aggravante in questione sia configurabile è necessaria un’attività che, per abilità, astuzia e rapidità, sia funzionale a superare l’attenzione della vittima, con la conseguenza che questa va esclusa qualora l’agente si sia limitato a sfruttare un momento di disattenzione della vittima, che egli non ha determinato.

Orbene, secondo l’informazione provvisoria diffusa dalla Suprema Corte, al quesito posto alle Sezioni Unite penali “se, in tema di furto, la circostanza aggravante della destrezza sia configurabile quando l’agente si limiti ad “approfittare” di una situazione oggettiva di temporanea distrazione della persona offesa”, si è data risposta negativa.

Si attende, ora, la pubblicazione della motivazione della Sentenza delle Sezioni Unite.