Furto lieve per bisogno: quando è configurabile?

Secondo il consolidato orientamento di legittimità, ai fini della configurabilità del furto lieve per bisogno, ex art. 626, n.2, c.p., non è sufficiente un generico stato di bisogno o di miseria del colpevole, essendo necessario che il bene sottratto sia di tenue valore e, soprattutto, che sia destinato a soddisfare un grave ed urgente bisogno, non più procrastinabile.

Il “bisogno” viene qualificato come un’esigenza che, se non soddisfatta, può determinare un danno o un pericolo per la persona o per le cose possedute e può riguardare tanto la persona dell’agente quanto altre persone, posto che la norma parla genericamente di bisogno senza utilizzare l’aggettivo “proprio”.

I termini “gravità” ed “urgenza”, invece, sono da intendersi, rispettivamente, il notevole pericolo che deriverebbe dalla mancata soddisfazione del bisogno e l’impossibilità di differirne il soddisfacimento senza che ciò provochi un danno.

Quindi, affinché possa considerarsi sussistente l’ipotesi attenuata del furto commesso in stato di bisogno, in giudizio l’imputato dovrà dedurre che la sottrazione del bene era diretta al soddisfacimento di un bisogno primario e ciò non solo sotto il profilo dell’elemento psicologico del reato, ma, altresì, da un punto di vista oggettivo, essendo necessario che il bene sottratto sia effettivamente destinato a soddisfare tale bisogno.

Resta esclusa la possibilità di fare degradare l’imputazione da furto comune a furto lieve in presenza di un generico stato di bisogno o di miseria dell’agente.