Alimenti (aiuti per vivere ai parenti bisognosi)

La funzione dell’obbligazione alimentare viene usualmente individuata nella tutela delle persone che si trovano in stato di bisogno, vale a dire che sono incapaci di provvedere alle proprie necessità; in questo senso l’obbligo alimentare è sicuramente funzionale alla tutela del diritto alla vita.

La tutela dell’individuo che si trova in stato di bisogno è imposta dalla legge ad una cerchia di soggetti determinati, che sono potenzialmente tenuti ad adempiere all’obbligo alimentare. Poiché sarebbe impensabile che un obbligo di tal genere fosse addossato a chiunque, le disposizioni contenute negli artt. 433, 434, 436 e 437 indicano quindi opportunamente i potenziali debitori dell’obbligo alimentare. Questi soggetti sono scelti in virtù di un particolare legame che li unisce alla persona bisognosa: coniugio, parentela, affinità, donazione. L’elencazione contenuta nella norma in commento è tassativa e progressiva, nel senso che il primo soggetto in grado di adempiere esclude gli altri. L’ordine risulta dall’intensità decrescente del vincolo di parentela o di affinità.

Si precisa che la ratio dell’obbligo di mantenimento risiede proprio nell’incapacità per il soggetto bisogno di provvedere a se stesso.  Di recente la Corte di Cassazione ha provveduto ad estendere tale concetto con la possibilità dell’alimentando di trovare un’occupazione. Di seguito la massima:

Il diritto agli alimenti previsto dall’art. 433 c.c. è legato alla prova dello stato di bisogno e dell’impossibilità da parte dell’alimentando di provvedere in tutto o in parte al proprio sostentamento mediante l’esplicazione di attività lavorativa: se questi è in grado di trovare un’occupazione confacente alle proprie attitudini ed alle proprie condizioni sociali, nulla può pretendere dal coniuge.”