Coppie di fatto, tutele rafforzate col contratto di convivenza

La legge 76 del 2016 ai commi 36 – 65 disciplina le convivenze di fatto, istituto che può riguardare tanto coppie eterosessuali quanto coppie omosessuali. Il comma 36 definisce i conviventi di fatto come due persone maggiorenni:

– non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile;

– unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale ;

– coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Il comma 37, infatti, richiama ai fini dell’accertamento della stabile convivenza il concetto di famiglia anagrafica previsto dal regolamento anagrafico (Dpr n. 223 del 1989).

Ai commi successivi vengono riconosciuti una serie di diritti per i conviventi, attraverso un’estensione, nei confronti di questi ultimi, dei diritti previsti in favore dei coniugi: innanzitutto, sono previste per il convivente le medesime garanzie stabilite per il coniuge in materia di ordinamento penitenziario; sono garantiti i diritti di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali in ambito sanitario, analogamente a quanto previsto oggi per i coniugi e i familiari.

Significativo anche il riconoscimento di un potere di rappresentanza per le scelte mediche, che ammettono ciascun convivente di fatto a designare, in forma scritta e autografa oppure, in caso di impossibilità, alla presenza di un testimone, il partner come rappresentante, con poteri pieni o limitati per l’assunzione di decisioni in materia di salute, anche in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere ovvero, in caso di morte, per le scelte relative alla donazione di organi e alle modalità delle esequie.

In riferimento al diritto reale di abitazione è previsto che, in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni.

Inoltre, ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.

Il diritto di abitazione viene meno se il convivente superstite cessa di abitare stabilmente nella casa o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.

La legge, inoltre, dispone che le coppie di fatto possano essere inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, equiparando il rapporto di convivenza a quello di coniugio ai fini di eventuali titoli o cause di preferenza nella formazione delle graduatorie stesse.

In tema di risarcimento del danno per il decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, la neointrodotta disciplina, al comma 49, prevede che, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite, «si applicano i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite», con una dichiarata equiparazione della convivenza di fatto al rapporto matrimoniale.

IL CONTRATTO DI CONVIVENZA CONSENTE DI RAFFORZARE QUESTE TUTELE; si tratta di  un accordo mediante il quale i partner decidono di regolamentare gli aspetti economici della convivenza.

Quanto ai requisiti di forma del contratto di convivenza, valevoli anche nel caso di mere modifiche e in caso di sua risoluzione, è richiesta la forma scritta ad substantiam, ossia a pena di nullità, da soddisfarsi con ricorso ad un atto pubblico o una scrittura privata autenticata da un notaio ovvero da un avvocato che ne devono attestare la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Il contratto deve contenere: a) l’indicazione della residenza; b) le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; c) il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile.

Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può, inoltre, essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza, nell’osservanza degli specifici requisiti formali.

E’ bene sapere che, viene riconosciuto, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il diritto agli alimenti per il convivente che versi in stato di bisogno e che non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. Gli alimenti sono assegnati, con provvedimento del Tribunale, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza e nella misura determinata ai sensi dell’articolo 438, secondo comma c.c., ossia avendo riguardo allo stato di bisogno dell’alimentando e alle condizioni economiche dell’onerato, sia pure in misura non superiore a quanto necessario per la vita dell’avente diritto. La riforma antepone l’obbligo alimentare dell’ex-convivente a quello che grava sui fratelli e le sorelle della persona in stato di bisogno.