Voucher abrogati: in arrivo la regolarizzazione delle prestazioni occasionali

E’ stato convertito in legge il Dl del 17 marzo 2017, n.25 che prevede l’abolizione dei voucher e il ripristino della responsabilità solidale negli appalti. I buoni lavori già richiesti fino allo scorso 17 marzo, data di entrata in vigore del decreto legge, saranno utilizzabili fino al 31 dicembre 2017.

L’abrogazione dei voucher e la reintroduzione della responsabilità solidale negli appalti sono i due temi oggetto del referendum abrogativo promosso dalla Cgil, la cui data per il voto è stata fissata al 28 maggio 2017. La Corte di Cassazione, ora, dovrà decidere se l’intervento legislativo ha fatto venir meno le ragioni della consultazione.

I voucher, o buoni, sono stati introdotti nel 2003 con il fine di regolare le attività lavorative di natura meramente occasionale e accessoria: mere prestazioni di lavoro definite con il solo obiettivo di assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative in funzione di contrasto a forme di lavoro nero e irregolare.

In particolare, il lavoro accessorio veniva retribuito mediante buoni orari, numerati progressivamente e datati, del valore nominale di 10 euro, acquistati dal beneficiario dell’attività lavorativa presso le rivendite autorizzate. Il prestatore otteneva poi la conversione dei buoni da un apposito concessionario che tratteneva quanto necessario al fine del versamento dei contributi Inps per fini previdenziali e Inail per fini assicurativi contro gli infortuni. Il compenso era esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incideva sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.

Da oggi, con l’approvazione del Senato del decreto legge che elimina i buoni lavoro, per aziende, famiglie e PA, non sarà più possibile pagare le prestazioni di lavoro accessorio con i voucher, con il rischio di far perdere opportunità di lavoro a giovani studenti, pensionati e cassa integrati e di favorire un aumento del lavoro nero.

Tuttavia, al fine di colmare il “vuoto” creato dall’abrogazione dei voucher, il governo sta studiando un nuovo disegno di legge diretto a regolare il lavoro breve, che vede come primo firmatario il presidente della Commissione lavoro del Senato, Sacconi.

Si tratta di un disegno di legge “trasversale” fondato su due pilastri: il lavoro breve e il lavoro intermittente “liberalizzato”.

Il lavoro breve viene definito dal disegno di legge come tutte le prestazioni che con un singolo committente danno luogo a compensi non superiori a 900 euro in un anno (soglia più bassa di quella prevista dai voucher pari a 2.000 euro netti annui). Quanto ai compensi percepiti da più committenti, se il prestatore è beneficiario di sussidi pubblici, il limite annuo complessivo si abbassa a 2.000 euro (dai vecchi 7.000 euro netti). Quanto agli adempimenti relativi ai rapporti rientranti nel lavoro breve, il testo prevede la comunicazione telematica, almeno 60 minuti prima, su idonea piattaforma Inps, l’assenza di qualificazione specifica della prestazione, il pagamento diretto e tracciabile, assieme ai contributi previdenziali e assicurativi dovuti in forma ridotta, la neutralità fiscale del compenso.

Nel caso di lavori saltuari ma ricorrenti con gli stessi prestatori, soprattutto se in misura maggiore a quella consentita per il lavoro breve, la forma contrattuale da utilizzare sarà, secondo il Ddl Sacconi, il lavoro intermittente semplificato. I contratti di lavoro intermittente verranno sottratti alla preventiva definizione dei casi di impiego da parte della contrattazione collettiva e liberati dai vincoli delle fasce di età dei prestatori e dei settori indicati dal Regio Decreto del 1923.

Sono al vaglio altre proposte per sostituire i voucher.