Rientro capitale dall’estero

Gli accordi sullo scambio di informazioni firmati recentemente anche da Paesi tradizionalmente Black List e nei quali il segreto bancario sembrava un dogma irrinunciabile, hanno indotto lo Stato italiano a prevedere una procedura, per così dire di pacificazione tributaria, che consenta a tutti i contribuenti – siano essi persone fisiche, giuridiche o Enti, residenti e non, per tutti i periodi d’imposta, per i quali il termine di decadenza non sia già spirato e per la totalità degli attivi – sia esteri che italiani – di regolarizzare la loro posizione con il Fisco.

Voluntary Disclosure, il rientro dei capitali: L.186/2014

Con il venir meno del segreto bancario, i Paesi esteri, firmatari degli accordi di collaborazione con lo Stato italiano, hanno cominciato a trasmettere al nostro Ministero delle Finanze la lista di tutti quei soggetti che detengono capitali e attività finanziarie nel loro territorio.
Questa circostanza ha comportato l’attivarsi di procedure di verifica e accertamento sui predetti nominativi da parte dell’Agenzia delle Entrate, chiamata a verificare eventuali violazioni da parte del contribuente degli obblighi di monitoraggio fiscale.

Pertanto, al fine di evitare di essere sottoposti ad accertamento fiscale è opportuno segnalare al lettore la possibilità di ricorrere alla cosiddetta “Voluntary Disclosure” – ovvero collaborazione volontaria – prevista dalla Legge del 15 dicembre 2014, n. 186 “Disposizione in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché del potenziamento della lotta all’evasione”.

La collaborazione volontaria consente entro la data del 30 settembre 2015 la regolarizzazione:

  • di tutti gli investimenti e di tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero, anche indirettamente o per interposta persona, in violazione degli obblighi tributari previsti dalla normativa italiana in tema di monitoraggio fiscale (D.L. 28 giugno 1990, n. 167),
  • di tutti i redditi che servirono per costituire o acquistare i predetti investimenti e attività – inclusi i redditi accertabili in base alla presunzione di cui all’art. di cui all’art. 12, comma 2, D.L. 1° luglio 2009, n. 78 – nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo;
  • di tutte le violazioni dichiarative (anche non connesse con le attività estere) in materia di imposte dirette (incluse le dichiarazioni dei sostituti di imposta) e di imposta sul valore aggiunto alla data del 30 settembre 2014.

La Voluntary Disclosure è, pertanto, una procedura straordinaria temporalmente limitata ( sino al 30.09.2015) che dovrà riguardare tutti gli anni ancora accertabili e tutte le attività estere, tenendo conto dei diversi termini di decadenza previsti in materia di monitoraggio fiscale rispetto alle altre violazioni tributarie.

La legge distingue due tipi di “disclosure”, una nazionale e una internazionale, che necessitano un separato esame e prevede – in un’ottica di collaborazione – una riduzione delle sanzioni e la non punibilità dei reati derivanti dalle condotte assunte ascrivibili al contribuente.
Si tratta, in particolare, di reati di:

  • dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture farse( art. 2 del D. Lgs 74/2000);
  • dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi( art. 3 D. Lgs 74/2000);
  • dichiarazione infedele( art. 4 D. Lgs 74/2000);
  • dichiarazione omessa( art. 5 D. Lgs 74/2000);
  • omesso versamento di ritenute( art. 10 bis D. Lgs 74/2000);
  • omesso versamento di Iva( art. 10 ter D. Lgs 74/2000);

nonché, ovviamente, in relazione alla fattispecie oggetto di regolarizzazione, per i reati di riciclaggio e auto-riciclaggio .

Con riferimento alla voluntary Disclosure internazionale:

è opportuno segnalare come possano aderire alla “collaborazione volontaria” i soggetti tenuti alla compilazione del quadro RW del Modello Unico.
Sin tratta di persone fisiche, società semplici e soggetti equiparati e degli Enti non commerciali residenti in Italia che detengono investimenti patrimoniali o attività finanziarie all’estero, senza averli, però, indicati in sede di dichiarazione dei redditi nel menzionato quadro RW.
Al fine della valutazione/accertazione della residenza occorre osservare che è sufficiente avere la residenza in Italia anche in uno solo degli anni accertabili per poter accedere alla VD internazionale (che sarà quindi limitata agli anni in cui il dichiarante aveva la residenza in Italia) e che possono aderirvi anche coloro che, pur essendo iscritti all’Aire, sono considerati (salvo prova contraria) fiscalmente residenti in Italia a causa della presunzione di cui all’art. 2, comma 2-bis, Tuir (in quanto cittadini italiani trasferiti in Stati aventi regimi fiscali privilegiati).

Quanto al significativo abbattimento delle sanzioni, previsto dalla Legge 186/2014, si precisa che, si applicheranno le sanzioni minime per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale, pari al 3% per le attività detenute in Stati non black list e al 6% per le attività detenute in Stati black list (5 per cento per le dichiarazioni presentate dal 5 agosto 2009).
Se il Paese black list ha stipulato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge una convenzione per lo scambio di informazioni (con applicazione anche al periodo tra la stipula e l’entrata in vigore dell’accordo) la sanzione minima sarà anch’essa pari al 3 %.
Tali sanzioni saranno inoltre generalmente ridotte di un quarto ma potranno essere ridotte della metà se le attività erano detenute in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni con l’Italia, o se a seguito della Voluntary Disclosure saranno trasferite nei predetti Stati (a tale proposito si ritiene che al trasferimento in Italia sia assimilabile l’intestazione a società fiduciarie italiane residenti) o, ancora, se l’autore delle violazioni rilascerà all’intermediario finanziario estero presso cui le attività sono detenute l’autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria allegando copia di tale autorizzazione, controfirmata dall’intermediario finanziario estero, alla richiesta di collaborazione volontaria.

Infine le sanzioni così determinate potranno essere abbattute ad un terzo nel caso di pagamento entro il termine di proposizione del ricorso avverso l’atto di contestazione delle sanzioni.

In riferimento, invece, alla Voluntary Discosure nazionale:

si osserva come possano aderirvi persone fisiche, non destinatarie degli obblighi di monitoraggio, le società e gli Enti di ogni tipo, che potranno regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, Irap, Iva e delle dichiarazioni dei sostituti d’imposta.
A questo punto, si rende necessario, al fine di valutare l’opportunità o meno di ricorrere allo strumento della collaborazione volontaria, previsto dalla legge 186/14 , considerare gli anni interessati dal possibile accertamento tributario, questo perché, come già ricordato, la richiesta di Voluntary Disclosure dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2015, con riferimento a tutti gli anni per i quali siano ancora aperti i termini per l’accertamento dei tributi e/o la contestazione delle sanzioni amministrative tributarie.

Con riferimento alla Voluntary Disclosure internazionale, il termine per la contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è avvenuta la violazione nel caso le attività finanziarie fossero detenute in un Paese non black list; tale termine è raddoppiato se le attività erano detenute in un Paese black list (art. 12, comma 2-ter D.L. 78/2009).

È facile comprendere come abbia una notevole importanza la natura del Paese estero in cui vengono detenuti i capitali. A questo proposito al solo fine di agevolare il lettore/contribuente nella comprensione della Legge in oggetto si riportano delle tabelle esplicative.

TABELLA A)
Termine per la contestazione delle violazioni

Anni VD nel 2015
Violazioni obblighi monitoraggio
Black list  (5+5+1)   2004-2013
Non black list   (5+1)  2009-2013

TABELLA B)
Paesi «black list»

Alderney, Andorra, Anguilla, Antille Olandesi, Aruba, Bahamas, Barbados, Barbuda, Belize, Bermuda,
Brunei, Filippine, Gibilterra, Gibuti, Grenada, Guatemala, Guernsey, Herm, Hong Kong, Isola di Man,
Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche e statunitensi,
Jersey, Kiribati, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Maldive, Malesia, Montserrat, Nauru, Niue,
Nuova Caledonia, Oman, Polinesia francese, Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint
Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark, Seychelles, Singapore, Tonga, Tuvalu, Vanuatu, Bahrein: eccetto
società petrolifere, Emirati Arabi Uniti, eccetto società petrolifere e petrolchimiche soggette ad imposta,
Monaco eccetto società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato e ad alcune
società di: Angola, Antigua, Costarica, Dominica, Ecuador, Giamaica, Kenia, Mauritius, Portorico, Panama,
Svizzera, Uruguay.

TABELLA C)
Termini per l’accertamento

Violazione Anni VD nel 2015
Presunzione e raddoppio dei termini art. 12
infedele dichiarazione (4+4+1) 2006-2013
omessa dichiarazione (5+5+1) 2004-2013
Presunzione senza raddoppio dei termini art. 12
infedele dichiarazione (4+1) 2010-2013
omessa dichiarazione (5+1) 2009-2013

È bene informare il lettore che, qualora sussista l’obbligo di denuncia penale, i termini di accertamento sono comunque raddoppiati.

TABELLA D)
Abbattimento delle sanzioni

Sanzione (minima) applicabile
●● White list: 3%
●● Black list: 5% (fino 2007), 6% (da 2008)
●● se entro 60gg da entrata in vigore lo Stato stipula accordo con Italia che prevede scambio informazioni e riguarda anche informazioni tra data stipula e data entrata in vigore ➩ sanzione 3%
Riduzione del 50% minimo edittale se
●● Attività già detenute o trasferite a seguito di VD in Italia o in Stati Ue/See con effettivo scambio di informazioni (Islanda e Norvegia); o
●● Attività già detenute nei predetti Stati (Ue/See); o
●● Autorizzazione intermediario a trasmettere informazioni all’amministrazione finanziaria italiana
Negli altri casi, riduzione del 25% del minimo edittale

Sanzioni reddituali

Le sanzioni relative alle imposte sia in caso di Voluntary Disclosure sia internazionale sia nazionale sono ridotte di un quarto in virtù dell’adesione alla procedura.

Va però ricordato che prima di operare tali abbattimenti la sanzione minima (che per i redditi prodotti in Paesi black list era pari al 100% fino al 2007 e al 200% dal 2008) deve essere eventualmente aumentata di un terzo in applicazione dell’art. 1, comma 3, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, che prevede tale incremento se i redditi sono stati prodotti all’estero. Inoltre per i redditi accertati in base alla presunzione di cui all’art. 12, D.L. 78/2009, le sanzioni sono raddoppiate (salvo che entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma sia concluso il trattato per lo scambio di informazioni).
Successivamente le sanzioni saranno ulteriormente ridotte ad un sesto o ad un terzo rispettivamente nel caso di adesione all’invito al contraddittorio notificato dall’Agenzia delle Entrate o nel caso di successiva conclusione di accertamento con adesione.

Da ultimo, nell’ottica di offrire al lettore ogni più ampia informazione in riferimento alle possibili conseguenze legate alla Voluntary Disclosure, si ritiene opportuno – in questa sede – superare la mera analisi delle norme di legge per illustrare brevemente le possibili conseguenze che potrebbero derivare al contribuente dalla presentazione dell’istanza di Voluntary Disclosure.
Dopo la presentazione dell’istanza da parte del contribuente, infatti, l’Agenzia delle Entrate provvederà ad esaminare e verificare, anche utilizzando i propri strumenti e poteri accertativi, le informazioni e i documenti forniti dall’istante. Una volta completato tale esame l’Agenzia provvederà alla determinazione dei maggiori imponibili e alla liquidazione degli importi dovuti a titolo di imposte, interessi e sanzioni (inclusi gli abbattimenti derivanti dalla procedura) e porterà a conoscenza dell’istante tali attività attraverso la notifica di atti impositivi.
Con riferimento alle maggiori imposte l’Agenzia provvederà a notificare degli inviti al contraddittorio.

Le sanzioni potranno essere più o meno ridotte a seconda che il contribuente accetti la determinazione operata dall’Agenzia oppure attivi un contraddittorio finalizzato a definire la pretesa fiscale nell’ambito di un procedimento di accertamento con adesione.
Per quanto riguarda invece gli atti esclusivamente sanzionatori (relativi alle violazioni degli obblighi di compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi) essi verranno notificati nella veste di atti di contestazione o di irrogazione sanzioni (recanti gli abbattimenti previsti) e potranno essere definiti esclusivamente mediante il versamento di un terzo della sanzione dovuta entro il termine per la proposizione del ricorso.
Qualora il perfezionamento della Voluntary Disclosure non si concretizzi a causa del mancato versamento o al disconoscimento dei benefici per altri motivi (cause ostative, assenza di veridicità, ecc.) l’Agenzia provvederà a notificare (anche in deroga ai termini di cui all’art. 43, D.P.R. 600/1973, all’art. 57, D.P.R. 633/1972, e all’art. 20, comma 1, D.Lgs. 472/1997) un avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione con la rideterminazione della sanzione senza abbattimenti entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di notificazione dell’invito al contraddittorio e dell’atto di contestazione o a quello di redazione dell’atto di adesione.

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