Responsabilità medica: validità della clausola claim’s made

La clausola c.d. claims made, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura esclusiva è prestata solo se tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione, è un patto atipico immeritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322, comma secondo, c.c., in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, e pone l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione”.

Tale principio di diritto è stato stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 10506/2017, la quale è tornata a pronunciarsi sulla questione  della c.d. clausola claims made, dopo la sentenza delle Sezioni Unite n. 9140 del 6 maggio 2016.

Con tale tipo di clausola, nella forma “pura” l’assicuratore potrebbe avere copertura assicurativa anche senza essere stato assicurato al momento della commissione dell’errore, purché sia assicurato al momento della richiesta di risarcimento danni.

Il caso in questione, riguardava una paziente che avanzava pretese risarcitorie nei confronti di un’azienda ospedaliera per i danni subiti a causa di un intervento chirurgico.

L’azienda ospedaliera chiedeva il rigetto di tali pretese risarcitorie e chiamava in causa la propria compagnia d’assicurazione la quale, costituitasi in giudizio dichiarava di non essere tenuta al risarcimento dei danni cagionati, poiché il contratto escludeva la garanzia per i fatti illeciti commessi dall’assicurato, anche durante la vigenza del contratto, se la richiesta di risarcimento da parte del terzo fosse pervenuta all’assicurato dopo la scadenza del periodo di assicurazione indicato nella polizza (c.d. clausola claims made).

Effettivamente, in applicazione della suddetta clausola, la richiesta del danneggiato, avanzata per la prima volta dopo la scadenza della polizza, non potrebbe essere accolta.

La Corte d’Appello, tuttavia, condannava l’assicurazione al pagamento dell’indennizzo, considerando tale tipo di clausola vessatoria.

La Suprema Corte di Cassazione, ha stabilito, invece, che tale clausola non è vessatoria e non comporta la nullità del contratto ex art. 1895 c.c., non rendendo il contratto privo di rischio.

Bisogna però considerare, caso per caso, se tale clausola sia volta a realizzare interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 c.c., in particolare quando, come nel caso di specie, escluda il diritto all’indennizzo per i danni causati dall’assicurato in costanza di contratto, ma dei quali il terzo danneggiato abbia chiesto il pagamento dopo la scadenza del contratto, ossia in caso di c.d. richieste postume.

Nel caso di specie la clausola in esame non può essere considerata meritevole di tutela alla luce dei principi dell’ordinamento.

Il risultato perseguito con la clausola claims made sarà considerato immeritevole quando sia contrario alla coscienza civile, all’economia, al buon costume o all’ordine pubblico.

Una clausola volta ad escludere le richieste postume appare immeritevole di tutela, in quanto attribuisce all’assicuratore un vantaggio ingiusto e sproporzionato, senza contropartita, riducendo il periodo effettivo di copertura assicurativa, dal quale resteranno verosimilmente esclusi tutti i danni causati dall’assicurato nella prossimità della scadenza del contratto.