Responsabilità medica: la causa di non punibilità di cui all’art.590-sexies c.p.

Alle Sezioni Unite è stata posta la questione su quale sia, in tema di responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesione, l’ambito applicativo della previsione di “non punibilità” prevista dall’art. 590-sexies c.p., introdotta dalla L. 8 marzo 2017, n.24.

All’origine del contrasto giurisprudenziale vi è la promulgazione della L. 8 marzo 2017, n.24, c.d. Legge Gelli – Bianco, recante disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, entrata in vigore in data 01 aprile 2017.

In particolare, l’art.6 della legge in commento introduce nel codice penale il nuovo articolo 590-sexies, rubricato “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”, a norma del quale:

Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma.

Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettare le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto”.

Orbene, con sentenza n.8770/2018 gli ermellini hanno affermato che l’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica se:

  1. L’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da negligenza o imprudenza;
  2. L’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali;
  3. L’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee guida o di buone pratiche clinico-assistenziali non adeguate alla specificità del caso concreto;
  4. L’evento si è verificato per colpa “grave” da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico assistenziali, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico.

Dal suddetto principio di diritto emerge che il medico che esegue correttamente le linee guida ma sbaglia ad attuarle per imperizia dovuta a colpa lieve, deve essere assolto.

E’ comunque fatta salva la responsabilità civile dell’esercente la professione sanitaria, ai sensi dell’art.2043 c.c.