Quando l’ossesione del condividere si scontra con la tutela della privacy dei minori

Il caso: Un padre denuncia al Garante per la privacy la moglie per la lesione del diritto di riservatezza della figlia a seguito di pubblicazioni di sentenze inerenti il divorzio dei coniugi. La madre, pubblicando su facebook tali sentenze, ha rivelato i dettagli relativi alla vita familiare e, quindi anche quelli della minore.

“ (..)RILEVATO che le sentenze cui fa riferimento il segnalante (in atti), consentono di rendere identificabile la minore nella cerchia di persone che condividono le informazioni rese disponibili dalla madre sul proprio profilo (a tacere del fatto che i dati identificativi della minore solo parzialmente risultano rimossi) e contengono dettagli delicati (anche inerenti alla sfera sessuale) relativi al vissuto familiare e a disagi personali della bambina;

(…) CONSIDERATO che non può essere provata la natura chiusa del profilo e la sua accessibilità a un numero ristretto di “amici”, in ragione del fatto che esso è agevolmente modificabile, da “chiuso” ad “aperto” in ogni momento da parte del titolare, nonché della possibilità per qualunque “amico” ammesso al profilo stesso di condividere sulla propria pagina il post rendendolo, conseguentemente, visibile ad altri utenti (potenzialmente tutti gli utenti di Facebook)

(…)TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

ai sensi degli artt. 143, comma 1 e 154, comma 1, lettera c) del Codice prescrive alla signora KW la rimozione, dal proprio profilo Facebook, delle suddette sentenze.