Chi deve pagare le spese condominiali di conservazione e godimento delle parti comuni?

In data 12.10.2000, il Presidente del Tribunale di Roma, nel pronunciare sentenza di separazione giudiziale, assegnava a P.A. la casa familiare, di proprietà esclusiva del marito T.S. Precedentemente, in data 25.2.2000, l’assemblea condominiale aveva deliberato l’esecuzione di importanti lavori sull’edificio, comprendente l’immobile assegnato alla ricorrente, per i quali il T. aveva pagato la somma complessiva di € 7.291,08. Su istanza di quest’ultimo, il Tribunale di Roma, con decreto n. 19486 del 22.7.2002, ingiungeva alla P., in ragione del diritto di abitazione esercitato sull’immobile, la rifusione degli esborsi sostenuti dal T.

Avverso tale provvedimento proponeva opposizione la P., deducendo la natura straordinaria dei lavori e l’applicabilità al caso concreto delle norme sulla locazione.

Il Tribunale di Roma rigettava l’opposizione, sul rilievo che, essendole stato attribuito, in sede di separazione personale, il diritto di abitazione sulla casa familiare di esclusiva proprietà del coniuge S.T., le incombessero le spese di custodia, manutenzione ed amministrazione del bene.

L’ impugnazione della P. veniva rigettata dalla Corte di Appello di Roma.

La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso, ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha revocato il decreto ingiuntivo opposto.

In particolare, i Giudici di legittimità hanno richiamato il consolidato indirizzo giurisprudenziale (cfr. Cass. nn. 23291/2006) secondo cui, poiché le spese necessarie per la conservazione ed il godimento delle parti comuni costituiscono l’oggetto di un’obbligazione “propter rem”, la qualità di debitore dipende dalla titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale sulla cosa e quindi nel caso di specie dalla data di costituzione del diritto di abitazione. Si è altresì affermato in giurisprudenza (Cass. n. 6323/2003) che l’obbligazione di ciascun condomino di contribuire alle spese per la conservazione dei beni comuni nasce nel momento in cui è necessario eseguire le relative opere, mentre la delibera dell’assemblea di approvazione della spesa rende liquido il debito.

L’anteriorità della delibera condominiale sulle spese oggetto di causa rispetto alla costituzione del diritto di abitazione in capo alla ricorrente esclude dunque che la ricorrente medesima sia tenuta al pagamento delle stesse, dovendo disattendersi la contraria statuizione della Corte d’Appello, secondo cui ciò che rilevava era che di detti lavori quest’ultima era la beneficiaria.